Itinerari enogastronomici in Calabria: alla scoperta di sapori e paesaggi del mare più bello della Calabria. Ecco la Costa degli Dèi, tra borghi, natura e tradizioni

La Costa degli Dèi è una linea dorata tracciata sul Tirreno in provincia di Vibo Valentia, dove il mare cambia colore a ogni ora del giorno e i profumi della cucina si mescolano al sale e al vento.

Itinerari enogastronomici in Calabria la Costa degli Dèi
Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi (Fonte: calabriastraordinaria.it)

Viene chiamata così non a caso: antiche leggende narrano che la bellezza paesaggistica di questi luoghi sembra abbia ammaliato persino gli dèi che la scelsero come loro dimora.

Infatti, scendendo da Pizzo fino a Nicotera, questo itinerario è proprio un invito a fermarsi e a contemplare incantati questo splendore.

Lungo la Costa degli Dèi, tra gli ulivi che disegnano le colline, si coltiva da secoli un vitigno antico e prezioso: lo zibibbo (o moscato di Alessandria), conosciuto soprattutto in versione dolce.

Zibibbo di Pizzo
Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi – grappoli di zibibbo di Pizzo

Qui invece è vinificato secco e spumantizzato, e grazie alle sue caratteristiche organolettiche è perfetto da abbinare ai piatti di pesce locale.

Un nettare che sa di fiori d’arancio, agrumi e macchia mediterranea, che regala al palato un gusto fresco e minerale, autenticamente legato al territorio.

Da qualche tempo lo Zibibbo di Pizzo è diventato Presidio Slow Food grazie ad un grande lavoro di ripristino e valorizzazione di quest’uva da parte dei viticoltori locali.

LO ZIBIBBO DI PIZZO

Oggi è uno dei fiori all’occhiello dell’enologia della regione, ricercato e amato anche all’estero.

I VINI DI CANTINE BENVENUTO

Oltre allo zibibbo, sulla Costa degli Dèi si coltivano altri vitigni autoctoni, tra cui il magliocco canino.

I VINI DI CASA COMERCI A NICOTERA

IL LATO ROSA DEL VINO CALABRESE

Fra gli itinerari enogastronomici in Calabria da fare c’è sicuramente questo della Costa degli Dèi, tra i più belli della Calabria costiera, fatto di viste mozzafiato, miti, storia e tradizioni.

  1. Pizzo Calabro: la città del Tartufo

L’itinerario enogastronomico della Costa degli Dèi inizia da Pizzo (VV), famoso centro della costa tirrenica calabrese noto soprattutto per un prodotto di eccellenza, ovvero il buonissimo Tartufo.

Ma Pizzo è molto altro: ad esempio, il suo Castello Aragonese, conosciuto oggi come Castello Murat, è il punto di riferimento della cittadina.

La sua fama è legata a un episodio tragico e affascinante: l’esecuzione di Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte[1].

Pizzo ha anche un delizioso centro storico con la sua piazzetta affacciata sul mare;

Pizzo Castello Murat
Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi – affaccio dalla Piazzetta di Pizzo e Castello Murat

da vedere assolutamente la suggestiva Chiesetta di Piedigrotta[2], scavata interamente nella roccia e adornata da statue religiose in pietra tufacea.

Pizzo Chiesetta di Piedigrotta
Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi – Chiesetta di Piedigrotta a Pizzo (VV)

Come detto prima, Pizzo è il regno del Tartufo, un gelato modellato a mano, di forma ovaleggiante, composto da uno strato di nocciola e uno di cioccolato con un cuore fondente di cacao.

Tartufo di Pizzo
Il Tartufo di Pizzo

Consiglio di degustarlo nella storica piazzetta con vista, nella versione classica o nelle golosissime varianti preparate nei diversi bar del posto. Diffidate dalle imitazioni!

LA STORIA DEL TARTUFO DI PIZZO

Cosa mangiare:

  • Tonno: per decenni, Pizzo Calabro è stata uno dei principali centri della pesca del tonno in Calabria, grazie alla presenza delle tonnare più attive della costa tirrenica[3].

Sin dai tempi antichi quello pescato a Pizzo e a Bivona si riteneva il migliore dell’Italia Meridionale;

ce lo racconta Archestrato di Gela che nel IV secolo in un frammento elogia la qualità del tonno di Ippona[4]. Col tonno si preparano qui ghiotti piatti come insalata, pasta e polpette.

  1. Vibo Valentia e Vibo Marina: dal Castello al Porto

Vibo Valentia e la sua frazione costiera, Vibo Marina, raccontano due anime della stessa terra, unite da un filo invisibile che attraversa secoli di storia, cultura e tradizioni marinare.

Vibo Valentia, l’antica Hipponion greca e poi la Valentia romana, si erge su un’altura con vista sul mare, custode di una storia millenaria.

Il castello normanno-svevo, oggi sede del Museo Archeologico Nazionale ‘Vito Capialbi’, è uno dei simboli della città:

Vibo Valentia
Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi – Il Castello di Vibo Valentia (Fonte: .beniculturali.it)

al suo interno si conservano importanti reperti che testimoniano la grandezza dell’antico passato magnogreco e romano.

Passeggiare per il suo centro storico significa incontrare chiese barocche, palazzi nobiliari e scorci panoramici che dominano il Golfo di Sant’Eufemia.

A pochi chilometri, Vibo Marina rappresenta invece il volto moderno e dinamico della città, sviluppatasi soprattutto nel Novecento attorno al porto commerciale e peschereccio.

Qui si respirano le storie dei tonnaroti, delle grandi tonnare oggi scomparse ma ancora vive nella memoria collettiva e nella tradizione della lavorazione del tonno.

Le spiagge di Vibo Marina, come quella di Bivona, regalano quei tramonti infuocati che ti restano nel cuore, mentre il porto turistico è il punto di partenza di escursioni verso le isole Eolie.

Cosa mangiare:

In questo itinerario enogastronomico lungo la Costa degli Dèi il mare fa da padrone con le sue pietanze, ma di certo non mancano altre specialità dell’entroterra da assaggiare da queste parti.

  • ‘Nduja: è il ‘salame spalmabile’ più noto della Calabria e sarebbe nata proprio in questa provincia, precisamente a Spilinga, paese a circa una ventina di km da Vibo Valentia.
Itinerari enogastronomici in Calabria la Costa degli Dèi
Itinerari enogastronomici in Calabria la Costa degli Dèi – Vista sulle Isole Eolie da Spilinga (VV)

In tutta l’area del vibonese e della Costa degli Dèi le preparazioni con la ‘nduja sono tantissime, dalle bruschette ai fileja, dagli arancini alle pizze;

Arancino alla 'nduja Tropea
Arancino alla ‘nduja

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Itinerari enogastronomici in Calabria: la Costa degli Dèi
Sua maestà la ‘nduja di Spilinga
  • Pecorino del Monte Poro DOP: è uno dei formaggi più autentici e identitari della Calabria, prodotto nelle aree collinari e montuose del Monte Poro.

Realizzato con latte ovino locale, è a pasta semidura, dal sapore deciso e aromatico; accompagna deliziosi taglieri di salumi oppure è ottimo grattugiato sulla pasta;

  • Jauna: sono delle strepitose mezzalune fritte ripiene di ceci, cacao, frutta secca, scorza d’arancia e spezie, cosparse di zucchero a velo.
I jauna vibonesi

Sono dolci tradizionali del Natale a Vibo Valentia e la caratteristica principale è l’uso dei ceci sia nell’impasto (viene utilizzato il brodo di cottura) che nella farcitura;

in Calabria questi panzerottini sono più noti come chjnulille (o chinule), sempre fritte ma anche al forno, con ripieni vari tra cui la ricotta;

  • Pitte pie: sono legate alla tradizione pasquale della zona di Vibo Valentia e non mancano mai sulle tavole in questo periodo dell’anno.

Molto amate dai vibonesi, le Pitte Pie o Pittipìe (o semplicemente Pie) sono composte da due dischi di pasta frolla arricchita da tanti golosi ingredienti:

marmellata, fichi secchi, frutta candita, cioccolato, mandorle o noci, vino cotto, cannella, chiodi di garofano.

Pitte Pie Vibo Valentia
Le Pitte Pie di Vibo Valentia

Il nome ricorda le tre Marie che accompagnarono Gesù sul Calvario; hanno poi una forma rotonda con tre fori dai quali si intravede il ripieno, forse proprio per ricordare l’evento evangelico.

  1. Briatico, Zambrone e Parghelia: spiagge incantate e calette nascoste

Briatico, Zambrone e Parghelia sono altre tre perle della Costa degli Dèi, ideali per chi cerca mare cristallino e panorami indimenticabili.

A Briatico si possono ammirare i resti delle torri costiere e godere della suggestiva baia di Sant’Irene.

Zambrone è famosa per la Marina di Zambrone e il Paradiso del Sub, una caletta nascosta tra le rocce, perfetta per lo snorkeling.

Parghelia, infine, incanta con le sue spiagge bianche e la vista su Tropea, oltre al pittoresco scoglio della Pizzuta che emerge dalle acque turchesi.

Cosa mangiare:

  • Pesce azzurro locale;
  • Pitta filata di Conidoni di Briatico: è fatta con farina, acqua, sale, lievito naturale, olio extravergine d’oliva e fiori di sambuco (u maju) essiccati che qui chiamano ‘u cuccu.
Pitta filata di Conidoni di Briatico
Pitta filata di Conidoni di Briatico (Fonte: ingredienteperduto.blogspot.com)

Si prepara a Conidoni, frazione di Briatico; cosparsa con olio e fiori di sambuco secco, ha una caratteristica forma a fiore.

Questa è il risultato della raccolta a ventaglio della pasta che sottilissima viene poi arrotolata su sé stessa e posta su una base, legata con un filo, fatta lievitare e infine infornata in forno a legna.

La pitta filata di Conidoni di Briatico viene realizzata soprattutto per la festa in onore del santo patrono di questo piccolo centro, San Giacomo Maggiore che si tiene ogni 25 luglio.

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  1. Tropea: la regina della Costa degli Dèi

Con la rupe che spicca sul Tirreno è uno dei Borghi più belli d’Italia in Calabria: di Tropea non c’è molto da dire se non che è la meta turistica più gettonata di tutta la regione.

Il suo simbolo è il Santuario di Santa Maria dell’Isola, arroccato su un promontorio che si staglia sul mare.

Tropea Santa Maria dell'Isola
Tropea (VV), Santa Maria dell’Isola

Il centro storico, con i suoi vicoletti, i palazzi nobiliari e i famosi balconi panoramici, è il posto giusto per una passeggiata nella bellezza.

Le spiagge, come quella della Rotonda e di Marina dell’Isola, offrono sabbia bianca e fondali limpidi, ideali per nuotare e fare snorkeling.

Da non perdere anche la Concattedrale normanna di Maria Santissima di Romania, il Museo del Mare (MuMaT) e le escursioni in barca verso le Isole Eolie o Capo Vaticano.

Tropea Concattedrale normanna Maria Santissima di Romania
Tropea (VV) – Concattedrale normanna di Maria Santissima di Romania

Cosa mangiare:

  • Gelato alla cipolla rossa di Tropea IGP: prodotto agroalimentare di punta della Calabria, la cipolla di Tropea IGP è amatissima e ricercata ovunque.

Le sue caratteristiche, infatti, la rendono un ingrediente ideale per moltissime preparazioni sia salate che dolci.

Gelato alla Cipolla di Tropea IGP
Gelato alla Cipolla di Tropea IGP

A Tropea, ad esempio, potete assaggiarla anche nella versione gelato. Solo per veri intenditori!

  • Pitta i cicinnea: ricetta tradizionale tropeana di ispirazione partenopea, è una sorta di frittata preparata con mollica di pane raffermo, cicinnea, aglio, prezzemolo, peperoncino, parmigiano, origano, aceto, olio extravergine, sale e pepe.

Il composto viene cotto in padella fino a ottenere una crosticina dorata e croccante su entrambi i lati.

Localmente chiamato cicinnea, il cicerello (Gymnammodytes cicerelus) è un piccolo pesce del Mar Mediterraneo, unico della sua specie e noto per la sua presenza intermittente;

  • Sujaca di Caria di Drapia: fagiolo tipico coltivato a Caria di Drapia, piccolo borgo a pochi km di Tropea, è un legume antico e pregiato nelle varietà buriotto e cannellino.
Sujaca di Caria a burru e cannellina
Sujaca di Caria di Drapia (VV)

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Piccolo, chiaro e facilmente digeribile, è usato in zuppe e piatti semplici della cucina contadina. Ogni estate gli viene dedicata una sagra locale che celebra i sapori e le tradizioni del territorio;

  • Sciù: A Tropea, il 19 marzo, per la festa di San Giuseppe, è tradizione gustare gli sciù (choux), dolci di origine napoletana simili ai bignè.

L’impasto è fatto di farina, burro e uova e viene modellato a bastoncini con la sac à poche, poi cotto in forno; la farcitura è una crema pasticcera divisa in due, metà alla vaniglia e metà al cacao.

  1. Capo Vaticano, Joppolo e Coccorino: natura, panorami e autenticità

In un itinerario lungo Costa degli Dèi non potete perdere una giornata tra Capo Vaticano, Joppolo e Coccorino: tre tappe diverse unite da un fascino autentico e paesaggi suggestivi.

Famoso per le sue scogliere bianche e i belvedere mozzafiato, da Capo Vaticano, nel comune di Ricadi, potete godere appieno degli spettacoli della natura di questo tratto di Calabria.

Panorama Capo Vaticano
Panorama da Capo Vaticano (VV)

Le spiagge di Grotticelle e Praia i Focu sono un sogno per chi cerca mare cristallino e tranquillità; non mancate una sosta al faro, simbolo del promontorio.

Non dimenticate di fare un salto al Mu.Ri., la rete di musei realizzata dal Comune di Ricadi composta dal Museo della Cipolla, del Mare, delle Torri, l’Etno-Antropologico e quello Archeologico.

Più appartato e silenzioso, Joppolo affascina con il suo lungomare tranquillo e l’atmosfera semplice.

Qui il tempo scorre lento, tra torri, sentieri immersi negli uliveti che guardano sul mare e che sembrano cartoline; è un ottimo punto per godersi un meraviglioso tramonto in pace.

Arroccato sulle colline, Coccorino è invece ideale per chi cerca una Calabria rurale e autentica; tra boschi, piccoli sentieri panoramici e case in pietra, si respira un’aria antica.

Cosa mangiare:

  • Frittata di cipolle rosse di Tropea IGP
  1. Nicotera, la città della Dieta Mediterranea e le Grotte di Zungri

Bagnata dal Tirreno e abbracciata dal verde del Monte Poro, Nicotera è un’altra tappa imperdibile all’interno di un itinerario enogastronomico calabrese nella Costa degli Dèi.

Nel cuore di Nicotera Alta, svetta il maestoso Castello Ruffo, oggi sede del Museo Civico Archeologico, con un belvedere tra i più belli della Calabria.

Passeggiando nel centro storico vi imbatterete in chiese antiche come la Concattedrale di Santa Maria Assunta.

Scendendo verso il mare si trova poi la Marina di Nicotera, con spiagge sabbiose, acque trasparenti e un lungomare perfetto per rilassarsi o godersi il calar del sole.

Ma Nicotera è nota anche per un altro motivo importante: è considerata una delle città simbolo della dieta mediterranea.

Negli anni ’50, lo studioso Ancel Keys scelse proprio questo borgo per studiare lo stile alimentare locale, basato su verdure fresche, legumi, olio extravergine d’oliva, pesce azzurro e pane.

Ancora oggi, la cultura gastronomica di Nicotera è profondamente legata a questa tradizione, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Se sostate qui non perdetevi una visita alle Grotte di Zungri, un affascinante insediamento scavato nella roccia risalente al IX-XIV secolo, a circa 20 km da Nicotera.

Insediamento rupestre di Zungri (VV)
Insediamento rupestre di Zungri (VV)

Situate nel cuore della Costa degli Dèi, sono uno straordinario esempio di architettura rupestre e raccontano la vita quotidiana delle antiche comunità monastiche e contadine della zona.

LEGGI ANCHE IL POST SULL’ITINERARIO ENOGASTRONOMICO NEI LUOGHI DI FEDERICO II DI SVEVIA

Cosa mangiare:

  • Maccarruna ‘i casa o fileja, la pasta fatta in casa col sugo semplice o di carne, i tagghiarini ‘i casa (tagliolini) all’uovo, i milinghiani chini (melanzane ripiene), i surici fritti, il pesce in salmoriglio, i nacatuli (nacatole), i dolci del periodo natalizio e i taraji (cuzzupe), i dolci tipici del periodo pasquale.
Cuzzupe calabresi di Pasqua
Cuzzupe calabresi di Pasqua (Credits: Maria Teresa Parrotta)
[1] Il castello fu costruito intorno al 1492 per volontà di Ferdinando I d’Aragona, come presidio difensivo contro le incursioni turche. L’edificio ha una pianta quadrangolare e una torre cilindrica, ed è realizzato in pietra locale. L’interno è semplice ma suggestivo, con ambienti restaurati che oggi ospitano mostre, percorsi storici e teatrali. Nel 1815 Gioacchino Murat tentò di riconquistare il trono di Napoli dopo la caduta di Napoleone. Sbarcò proprio a Pizzo, ma fu catturato, imprigionato nel castello e condannato a morte. Venne fucilato il 13 ottobre 1815 in una piccola sala del piano terra, oggi visitabile. Si dice che abbia affrontato la morte con coraggio, chiedendo di dare il comando d’esecuzione da solo.
[2] A pochi passi dalla riva, incastonata in una grotta naturale scolpita nella roccia tufacea, si trova uno dei luoghi più suggestivi della Calabria: la Chiesetta di Piedigrotta, piccolo santuario unico nel suo genere, dove l’arte popolare si fonde con la spiritualità e la forza della natura. La storia della Chiesetta risale al XVII secolo, ed è legata a un episodio drammatico: secondo la leggenda, un veliero napoletano fu colto da una tempesta al largo di Pizzo. I marinai fecero voto alla Madonna di costruire una cappella se fossero sopravvissuti. Sopravvissuti al naufragio, ed essendo stati tratti in salvo proprio in quel punto della costa, scavarono a mani nude una nicchia nella roccia in segno di devozione. Da quel momento, la grotta diventò luogo di culto e pellegrinaggio. All’interno della grotta, le pareti sono scolpite con statue religiose in pietra tufacea, realizzate a partire dal 1880 dallo scultore locale Angelo Barone, e poi continuate dal figlio Alfonso. Le statue rappresentano scene bibliche, santi e figure religiose, scolpite direttamente nella roccia viva. L’atmosfera è magica: la luce naturale filtra dall’ingresso e crea giochi di chiaroscuro sulle figure, dando vita a un ambiente quasi mistico.
[3] Nel 1963, con la loro definitiva chiusura, si chiuse anche un capitolo importante della storia locale. Centinaia di pescatori e tonnaroti esperti si trovarono costretti a reinventarsi: c’era chi partiva per cercare fortuna altrove, chi si imbarcava sulle navi mercantili, chi restava affidandosi alla piccola pesca costiera o apriva una bancarella di pesce. E poi c’era chi non volle abbandonare del tutto quella tradizione: alcune famiglie, come i Ceravolo, continuarono a lavorare il tonno secondo i metodi antichi.  Fu in questo contesto che crebbe anche una delle realtà più note d’Italia: la Callipo, azienda nata proprio a Pizzo, che ha trasformato un sapere antico in una storia imprenditoriale di successo.
[4]Nella grande e sacra Samo vedrai del tonno estremamente grande che chiamiamo orcino, mentre altri lo chiamano ceto; compralo subito e a qualunque prezzo; lo trovi altrettanto buono a Bisanzio, a Caristo e nella famosa isola dei siciliani; i tonni che nutrono Cefalù e la costa di Tindari sono anche tra i migliori, ma se un giorno vai ad Ippona, città dell’illustre Italia, presso i Bruzii, circondati dalle acque, vi troverai i tonni migliori di tutti e dopo questi non c’è più nulla che possa stargli a pari”.
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Giulia Cosenza

Calabrese DOC, sommelier con master in Cultura dell'alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche

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