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Grupariata di Luzzi, la focaccia rossa calabrese dai profumi mediterranei

La Grupariata di Luzzi (CS)

A Luzzi, nel cuore verde della Valle del Crati in provincia di Cosenza, si prepara da generazioni un lievitato fatto con la passata di pomodoro, l’origano, il peperoncino e le acciughe: la Grupariata

Non è una pizza e nemmeno una semplice focaccia: si chiama Grupariata ed è rossa, profumata e saporita.

La Grupariata di Luzzi (CS)
La Grupariata di Luzzi

Tipica di Luzzi, comune cosentino della Valle del Crati, si prepara in tutte le case luzzesi.

La sua particolarità risiede negli ingredienti; si utilizza il passato di pomodoro e i pomodori a pezzi, tanto origano, aglio, peperoncino e un po’ di noce moscata, nonché acciughe o in alternativa sarde.

Si chiama Grupariata perché è fatta a grupi, ovvero ‘a buchi’: dopo aver mescolato assieme gli ingredienti si stende la pasta all’interno della teglia e si fanno dei buchi dentro ai quali si mettono le acciughe o le sarde.

La Grupariata di Luzzi (CS)
La Grupariata di Luzzi

Assieme alla Pittattasima, una pitta particolare che si prepara per la festa di Sant’Aurelia Marcia, la Grupariata rappresenta uno degli elementi gastronomici più identitari di Luzzi.

La nascita di questa preparazione è legata ad una storia che si racconta nel paese, una storia d’amore e di passione dei tempi antichi finita male, ovvero quella di Palummella, la ‘piccola colomba’.

Questa era una giovane bellissima che, abbandonata da piccola, fu adottata da due contadini luzzesi; la sua bellezza fece innamorare perdutamente il figlio del signorotto del paese.

All’epoca, c’erano molti figli illegittimi dei nobili del paese e con la paura che Palummella fosse una di loro, imparentata col ragazzo o addirittura sua sorella, le impedirono di vederlo e di uscire di casa.

Così il giovane escogitò il modo di vedere Palummella: si fece trasformare da una magàra (strega) in colombo per poter andare da lei mentre la madre era nell’orto.

Un giorno, mentre la madre rientrava a casa trovò il colombo, si spaventò e fece cadere a terra tutti i pomodori che aveva raccolto; Palummella, per non sprecarli, li aggiunse all’impasto del pane e creò la Grupariata.

Il padre però, una volta tornato a casa e saputo dell’accaduto, uscì col fucile e sparò al colombo; Palummella raccolse il colombo morto e per il dolore si uccise.

Fu così che, secondo la tradizione locale, nacque la Grupariata, preparata dalle famiglie di Luzzi proprio in ricordo di questa sfortunata fanciulla.

La Grupariata di Luzzi (CS)
La Grupariata

Ma, come la vita contadina ci insegna, era sicuramente nata come focaccia di campagna, un pane ben condito che i lavoratori portavano con loro durante le dure giornate nei campi.

La focaccia, nella sua forma più basilare, è stata un alimento essenziale per le civiltà del Mediterraneo.

Le prime versioni di questo pane piatto si possono trovare nella Grecia antica, dove era conosciuto come plakous.

I Greci lo condivano con erbe, sale e olio, una pratica che non si discosta molto dalla moderna preparazione della focaccia.

Dopo i Greci, furono i Romani a diffondere la focaccia in tutto il loro impero; la chiamavano panis focacius, da cui il termine ‘focaccia’ è derivato.

Questo pane era cucinato sui focolari o sotto le braci, un metodo di cottura che gli conferiva una crosta particolarmente croccante e gustosa.

I Romani spesso la utilizzavano come base o accompagnamento per altri alimenti, o semplicemente la consumavano condita con erbe e spezie.

Oggi la buonissima Grupariata si festeggia a Luzzi con la manifestazione ‘Sua Maestà la Grupariata’, giunta alla seconda edizione.

Le massaie di Luzzi si sfidano a suon di impasti e segreti di famiglia per realizzare la Grupariata migliore e accaparrarsi il primo premio.

La Grupariata di Luzzi (CS)
“Sua Maestà la Grupariata” di Luzzi

Ognuno ha infatti la propria ricetta e le proprie dosi ma che si faccia con le sarde o le acciughe, con più o meno peperoncino, la Grupariata di Luzzi è sempre una garanzia di bontà.

 

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Giulia Cosenza

Calabrese DOC, sommelier con master in Cultura dell'alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche

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